Nostalgia portami via – Cosa ti piace del Giappone?

Poi capitano questi periodi in cui niente, mi chiedo che ci faccio qui in Italia, mi dico che vorrei essere là, mi rendo conto che probabilmente a viverci non potrò andarci mai. Però è anche quel periodo in cui girando per clienti o persone che vedi di rado ti chiedono dove andrai in ferie e gli rispondi di essere già andato in Giappone e quindi per quest anno basta. E poi arrivano le domande inevitabili tipo “Cosa ti piace del Giappone?”, “Studi addirittura la lingua? E’ così bello?” e via dicendo. Sarà un post un po’ più lungo del solito, oggi è una giornata uggiosa e mi va così!

Una pagoda dell’isola di Miyajima, un luogo davvero incantevole.

Innanzitutto perché studio il Giapponese? All’infuori delle grandi città (ma anche solo di Tokyo in realtà) l’inglese non è tanto d’aiuto quando si interagisce con le persone. In tanti non lo sanno, chi lo sa tendenzialmente lo parla male, i menù non sono in doppia lingua, etc. Quindi è pura e semplice questione di sopravvivenza e di volersi godere meglio la vacanza. In secondo luogo voglio riuscire a giocare tutte quelle visual novel e altri titoli che da noi non arrivano e sono fighissime! O voglio vedermi un anime senza stare a leggere i sottotitoli e potermi focalizzare sulle scene.

Tornando in argomento invece, cosa mi piace del Giappone? Certo ci sono bei paesaggi e via dicendo, è indubbiamente piacevole vederli ma da italiano non sono cose che qui mi mancano. Se dovessi usare una sola parola per rispondere a quella domanda, userei “atmosfera”. Come spiegarlo però è difficile, il solo stare lì mi mette addosso una pace interiore difficilmente intaccabile. Apprezzo tantissimo le persone (che per me che sono sociopatico è ben strano!) e il modo in cui rispettano i tuoi spazi, il poco rumore che producono… Il tutto condito da ordine e pulizia. Insomma ti sembra di camminare in una bolla d’aria, qualcosa di completamente diverso dal girare per una Milano o una Roma.

Il castello di Himeji, una delle mete della vacanza del 2015

Venendo a qualcosa di più materiale invece, queste sono le cose che davvero mi piacciono e mi fanno rimpiangere di vivere qui:

Il silenzio: escludendo le sale di Pachinko, il Giappone è davvero silenzioso. La gente non si sente in dovere a far sentire la sua discussione / telefonata anche a 300 metri di distanza come noi occidentali, e quindi il risultato è che entri in un locale con dentro decine di persone che parlano sottovoce, giusto per farsi sentire dai propri compagni di tavolo e basta. Anche sulla metropolitana la gente è silenziosa, è una cosa che ti mette pace addosso e ti rende più sopportabile il fatto di essere circondato da centinaia di esseri umani.

Le Smoking Area: a me da’ davvero fastidio l’odore delle sigarette. E qui in Italia quando esci dai locali / stazioni / qualsiasi posto che abbia un tetto, c’è il muro di persone davanti alla porta che fuma. Così oltre a rendere scomodo il passaggio, ti riempono il naso di fumo. Oppure mentre cammini per le strade e ti trovi sistematicamente davanti uno con la sigaretta accesa in mano. Fastidio, tanto fastidio… Ad ogni modo in Giappone non si può fumare per strada, ci sono delle aree delimitate e chiuse sulle strade principali dove chi vuole fumare si ferma e fuma lì. Quindi puoi camminare e respirare normalmente quantomeno. Di contro loro possono fumare nei locali, anche se quest anno a Tokyo ho visto che tendono a dividere le aree fumatori da quelle non.

La tradizione che tenta di sopravvivere nel moderno: E’ bellissimo vedere la gente in giro con kimono, oppure vedere i giovani scrivere le loro preghiere e legarle ai fili fuori dai templi, suonare le campane e battere le mani per poi pregare. Oppure ancora quando ti ringraziano e fanno un mezzo inchino. Tante cose della cultura giapponese ancora non le conosco o non le capisco, ma è bello vedere tutta questa ritualità nei gesti.

Le tavolette del bagno riscaldate: ok sembra una scemenza, ma la gioia che ti da’ una tavoletta del cesso riscaldata è davvero unica. Chi non l’ha vissuto non lo può capire, inutile che ci spendo tante parole!

Vista dalla Tokyo Tower, guardate quanti alberi che si vedono!

Il verde: nonostante le città che ho visitato fossero alte come palazzi e strutture, non mi sono mai sentito soffocato come mi succede a Milano. Complice un po’ che l’aria è meno pesante da respirare, ma anche il fatto che c’è tanto verde sparso qua e là. Insomma anche Tokyo che fa qualcosa come 27 milioni di abitanti ed è estesa come mezza Lombardia, non da’ il senso di soffocamento che danno tante nostre città.

I distributori di lattine: ce ne sono ovunque, ad ogni angolo. Finché hai monete da 100 o 50 yen in tasca, non morirai di sete in Giappone. I distributori hanno sia bibite fredde che calde, sia dissetanti che disgustose (oddio quella al mais con dentro i chicchi di mais! Che ricordi)… Sono bellissimi.

Il resto viene dato in modo gestibile anche non da Goro: Quando compri qualcosa in Italia, il commesso ti da’ in un colpo solo la borsa con la roba, lo scontrino e le banconote mischiate assieme, e sopra di queste le monete. Così tu che in una mano hai il portafoglio, ti trovi a cercare di usare le banconote come imbuto per far scivolare le monete nell’apposita tasca e poi le infili insieme allo scontrino nel portafoglio. In Giappone hanno due modi di darti le cose: o in un piattino, quindi tu te le prendi con calma, o se te le danno in mano ti danno prima le banconote, poi quando le hai messe via ti danno le monete, e quando le hai messe via ti danno scontrino e merce. Non ci vuole un genio per non rendere la vita difficile a chi sta comprando qualcosa insomma.

La prima cosa che ho visto appena uscito dalla stazione di Osaka al mio primo viaggio xD

L’integrazione di manga/anime nella vita di tutti i giorni: è bello guardare i cartelli o gli avvisi con disegni divertenti, o che sui cartelloni e in luoghi pubblici ci siano cose di anime e manga. Insomma fa parte della loro cultura dopotutto ed è bellissimo per me. In Italia riesco a viverlo bene solo alle fiere dei fumetti, all’infuori di quelle tutti sembrano vergognarsi tantissimo di questa passione.

L’efficienza del trasporto pubblico e l’educazione nell’usarlo: muoversi nelle città in Giappone è davvero facile. Il trasporto pubblico è puntale, comodo, facile da usare ed efficiente. Costa caro senza dubbio, ma almeno non ti fai i viaggi della speranza a cui ci ha abituato Ferrovie dello Stato (quando riesci a partire perché non è saltato il treno si intende). E poi che per prendere un bus o una metro ti metti in fila, non si accalca tutta la gente attorno a te in maniera disordinata creando una masnada di corpi umani a ridosso della porta.

La mancanza della “furbizia” italiana: In Italia l’importante è essere furbi, e possibilmente più furbi degli altri furbi attorno a noi. Passare davanti alla coda appena si ha occasione, evitare di pagare dove si riesce, infrangere le regole volontariamente perché tanto fa comodo, e tante tante altre cose. Io la “furbizia” la detesto, mi da’ veramente fastidio. Inganni la società di cui fai parte, non hai rispetto per gli altri… Essere “furbo” all’italiana è veramente una cosa brutta. Quando son là vedo quanto l’ordine e la disciplina possano rendere bello il mondo per davvero.

Beh per oggi mi fermo con l’attacco di nostalgia, sono certo di essermi dimenticato tante cose ma ci sarà tempo per parlarne!

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